Con l’avvicinarsi della conclusione del primo semestre, saranno numerosi i titoli dei giornali che metteranno in evidenza la solida performance dei mercati. L’S&P 500 registra un rialzo di quasi il 9% da inizio anno (grafico sotto), mentre il Dow Jones Industrial Average continua a segnare nuovi massimi storici.
Vi sono tuttavia alcuni segnali che indicano come i principali motori del mercato stiano iniziando a cambiare, un’evoluzione che potrebbe influenzare i rendimenti complessivi nel breve termine. La domanda che gli investitori dovrebbero porsi è se questa forte performance proseguirà anche nella seconda metà dell’anno oppure se il mercato entrerà in una fase di pausa.

I rendimenti di mercato si stanno ampliando
Gli investitori si sono ormai abituati a vedere i titoli delle Magnificent 7 trainare il mercato verso nuovi massimi. Quest’anno, però, abbiamo assistito a un significativo ampliamento della partecipazione al rialzo. Di fatto, le Magnificent 7 stanno sottoperformando il mercato. Tra queste, soltanto Alphabet (Google) registra un rialzo superiore al 10% (11%) da inizio anno, mentre Tesla (-8%), Meta (-15%) e Microsoft (-24%) accusano perdite significative. Negli ultimi mesi, l’S&P 500 ha iniziato a sovraperformare il paniere delle Magnificent 7 (grafico sotto, primo), in netto contrasto con quanto osservato negli ultimi cinque anni (grafico sotto, secondo).


Considerato il peso molto elevato delle Magnificent 7 all’interno dell’S&P 500, non sorprende che l’ETF S&P 500 Equal Weight (RSP) abbia registrato una performance superiore rispetto all’ETF tradizionale ponderato per capitalizzazione SPDR S&P 500 ETF (SPY). Questa sovraperformance si estende anche alle società a minore capitalizzazione. Dopo un lungo periodo di sottoperformance rispetto alle large cap, il Russell 2000 Index (considerato il principale indice rappresentativo delle small cap, pur escludendo le micro cap) ha registrato il miglior primo semestre degli ultimi 35 anni (grafico sotto). Questo andamento evidenzia come il rialzo del mercato si stia progressivamente allargando oltre le mega-cap delle Magnificent 7 e suggerisce che il sentiment degli investitori stia assumendo una maggiore propensione al rischio (“risk-on”).

Il tema dell’Intelligenza Artificiale
Uno dei fattori che ha contribuito alla sottoperformance delle Magnificent 7 è rappresentato dalle crescenti preoccupazioni circa gli ingenti investimenti in conto capitale (CapEx) necessari per mantenere una posizione di leadership nel settore dell’intelligenza artificiale. Il dubbio che gli investitori si pongono è il seguente: nel momento in cui queste aziende passano da modelli di business caratterizzati da elevata generazione di cassa e limitata intensità di capitale a imprese che richiedono enormi investimenti, maggiore indebitamento e consumi di capitale sempre più elevati, saranno in grado di generare ritorni sufficienti a compensare i rischi assunti? Per questo motivo gli investitori stanno progressivamente spostando l’attenzione verso le cosiddette società che forniscono “pale e picconi” (“picks and shovels”), ossia i fornitori di infrastrutture indispensabili allo sviluppo dell’AI: sistemi di raffreddamento, reti di comunicazione, infrastrutture elettriche e, soprattutto, produttori di semiconduttori. Nvidia non è più l’unico protagonista del settore. La società inizia infatti a risentire della cosiddetta legge dei grandi numeri e di una quota di mercato ormai prossima al monopolio, elementi che rendono più difficile mantenere gli straordinari tassi di crescita del passato. A titolo di esempio, il VanEck Semiconductor ETF ha registrato un rialzo superiore all’80% da inizio anno, mentre Nvidia ha ottenuto un rendimento di appena +4,5% nello stesso periodo.

È sufficiente osservare le 20 migliori performance dell’S&P 500 per comprendere come il tema dell’intelligenza artificiale sia tutt’altro che esaurito, ma abbia semplicemente cambiato protagonista (grafico sotto). Tra i primi 20 titoli, soltanto Moderna, al quindicesimo posto, non è direttamente coinvolta nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. La classifica è dominata da: produttori di semiconduttori, aziende che realizzano macchinari per la produzione di chip, fornitori di infrastrutture AI.
La logica alla base di questa strategia è semplice: anche se oggi non è possibile sapere quale azienda vincerà la corsa all’intelligenza artificiale, è praticamente certo che tutti i principali concorrenti continueranno a investire somme enormi ancora per molto tempo. L’investimento ritenuto relativamente meno rischioso è quindi rappresentato dalle aziende che forniscono prodotti e servizi indispensabili all’intero ecosistema AI, beneficiando della crescita del settore senza dover sostenere direttamente gli enormi investimenti richiesti agli hyperscaler. Va tuttavia sottolineato che il forte rialzo registrato dalle società leader dell’S&P 500 in termini di rendimento da inizio anno ha portato le loro valutazioni a livelli estremamente elevati rispetto alle medie storiche, lasciando margini di errore molto ridotti.

Considerazioni finali per gli investitori
I mercati sono costantemente alla ricerca di opportunità con elevato potenziale di rendimento e di nuove narrazioni capaci di attrarre capitali. Non sorprende quindi che, invece di allontanarsi dal tema dell’intelligenza artificiale di fronte alle crescenti preoccupazioni sui costi degli investimenti, gli investitori abbiano semplicemente spostato il focus dalle società che sviluppano i modelli AI (gli hyperscaler) alle aziende che ne rendono possibile lo sviluppo, come i produttori di semiconduttori, i fornitori di infrastrutture e le società del comparto energetico. Occorre tuttavia prestare attenzione a non entrare troppo tardi in un’operazione ormai molto affollata (“crowded trade”), quando il rapporto tra rischio e rendimento tende progressivamente a deteriorarsi. Sebbene gran parte dei capitali in uscita dagli hyperscaler si sia riversata verso le società che forniscono le infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, esistono ancora valide ragioni per ritenere che, nei prossimi mesi, anche i settori non tecnologici possano iniziare a beneficiare di una maggiore attenzione da parte degli investitori. Come sempre, per gli investitori con un profilo più prudente, la diversificazione rimane una strategia fondamentale. Mantenere disciplina nell’allocazione del portafoglio continua a rappresentare uno degli elementi più importanti per una gestione efficace degli investimenti.
