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Vale la pena dare un’occhiata alle materie prime?

21 Luglio 2026

Il forte rialzo dei titoli momentum sembra aver perso slancio e potrebbe essere destinato a ulteriori ribassi. Secondo HSBC, il fattore long-versus-short momentum della banca è sceso di oltre il 15% nelle ultime tre settimane e gli analisti ritengono che possa continuare a indebolirsi. L’Invesco S&P 500 Momentum Index, ad esempio, quota circa il 10% al di sotto del massimo delle ultime 52 settimane raggiunto poche settimane fa (grafico sotto) e sembra aver esaurito la sua spinta. Alla luce della recente maggiore cautela nei confronti del tema dell’intelligenza artificiale, ciò non dovrebbe sorprendere.

Man mano che gli investitori riducono l’esposizione a operazioni considerate fino a poco tempo fa quasi infallibili, come quelle legate all’AI, cercheranno altri settori in cui allocare il capitale. Un comparto che sembra essere stato in parte trascurato, nonostante sia frequentemente al centro delle cronache, è quello delle materie prime, sia energetiche sia agricole. La recente ripresa delle ostilità in Medio Oriente potrebbe riportare l’attenzione sulle opportunità di investimento offerte da questo settore nel breve e medio termine.

In un contesto dominato dall’incertezza geopolitica, gli investitori sembrano diventare sempre più assuefatti ai numerosi eventi che si susseguono. È facile comprenderne il motivo, viste le continue inversioni di rotta delle politiche, soprattutto in materia di dazi e del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, è innegabile l’impatto che la guerra ha avuto finora sui prezzi del petrolio (grafico sotto, in alto), e un’ulteriore escalation del conflitto potrebbe influenzarli ancora di più.

Uno dei motivi di questo forte impatto sui prezzi dell’energia è il rapido aumento del cosiddetto US Crack Spread, ovvero il differenziale di prezzo tra il petrolio greggio e i prodotti petroliferi raffinati. Questo differenziale è passato da una media di lungo periodo di circa 30 dollari a 70 dollari e ha mostrato pochi segnali di riduzione, anche nei periodi in cui il prezzo del greggio è diminuito (grafico sotto, in basso).

L’aumento del prezzo del petrolio ha generato profitti straordinari per la maggior parte delle grandi compagnie petrolifere, nonostante una riduzione dei volumi di produzione. Secondo S&P Global, gli analisti sell-side hanno ridotto di quasi il 2% le loro stime sulla produzione energetica, aumentando però del 57% le previsioni sugli utili del settore (grafico sotto). 

La sovraperformance non si è limitata al petrolio greggio. Dall’inizio dell’anno, quasi tutte le principali materie prime energetiche hanno registrato risultati superiori al mercato (grafico sotto), con l’eccezione del gas naturale. Quest’ultimo tende infatti ad avere una dinamica più locale, poiché il mercato del gas naturale liquefatto (LNG) è ancora relativamente contenuto.

Sorprendentemente, la performance complessiva del settore energetico in Borsa, misurata dallo State Street Energy Select SPDR ETF (XLE), è rimasta pressoché invariata dall’inizio inatteso della guerra, il 28 febbraio (55,64 dollari contro gli attuali 58,26 dollari, grafico sotto).

Ciò suggerisce che gli investitori abbiano continuato a prezzare uno scenario caratterizzato da una rapida conclusione delle ostilità e da un ritorno alla normalità. Anche le materie prime agricole hanno continuato a salire in risposta al persistente aumento dei costi degli input produttivi, in particolare carburanti e fertilizzanti (grafico sotto). Praticamente tutte le principali commodity agricole registrano rialzi a doppia cifra. Tra quelle in calo, il caffè quota circa 3,00 dollari, in discesa rispetto al massimo del 2025 (3,67 dollari), ma rimane comunque quasi raddoppiato rispetto ai livelli del 2023 (1,70 dollari). Anche il cacao ha mostrato un’elevata volatilità e continua a scambiare ben al di sopra della propria media storica.

Ancora una volta, non osserviamo un movimento significativo negli ETF che replicano queste materie prime, nonostante il marcato aumento dei prezzi. Il 27 febbraio, l’Invesco DB Agriculture Fund (DBA) ha chiuso a 26,02 dollari, rispetto agli attuali 28,00 dollari.

Considerazioni per gli investitori

Più a lungo durerà la guerra con l’Iran e più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, maggiore sarà la probabilità che gli investitori inizino a reagire concretamente a questi aumenti dei prezzi. Al momento, non sembra emergere una strategia chiara da parte degli Stati Uniti per la gestione del conflitto. Washington continua ad adottare un approccio prevalentemente reattivo, facendo ricorso a minacce e dichiarazioni aggressive nella speranza di indurre l’Iran a fare marcia indietro. Al contrario, Teheran sembra sentirsi rafforzata dai risultati ottenuti finora.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno consumando rapidamente il proprio arsenale di armamenti a lungo raggio (grafico sotto). Con l’aumento dei costi del conflitto, Washington dovrà decidere quale direzione intraprendere. Non sembra infatti realistico pensare di poter costringere l’Iran alla resa esclusivamente attraverso i bombardamenti. Anzi, recentemente l’Iran avrebbe incoraggiato i miliziani Houthi nello Yemen a bloccare l’accesso saudita al Mar Rosso. Se questa iniziativa dovesse avere successo e protrarsi nel tempo, potrebbe sottrarre al mercato un ulteriore 7% dell’offerta mondiale di petrolio, che si aggiungerebbe al 10% già bloccato dagli iraniani. Ancora una volta, i prezzi del petrolio sono aumentati, ma non in maniera particolarmente marcata. Gli investitori dovrebbero monitorare attentamente questi sviluppi per capire se tali dinamiche abbiano carattere strutturale. Se il conflitto dovesse proseguire con l’attuale intensità, i prezzi del petrolio e delle materie prime agricole potrebbero continuare a salire, creando potenziali opportunità di ingresso per gli investitori. Con il progressivo danneggiamento delle infrastrutture, aumenteranno anche i tempi necessari per il ripristino delle capacità produttive, contribuendo a sostenere margini elevati per un periodo più lungo.

Purtroppo, dal punto di vista degli investitori, ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti. Non esistono punti di arrivo chiaramente identificabili, anche perché gli obiettivi del conflitto continuano a evolversi. Per trarre vantaggio da questo contesto saranno quindi indispensabili un’attenta analisi e grande flessibilità, mentre il mercato continuerà a cercare di anticipare una conclusione che, al momento, appare ancora lontana.

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