I mercati sono in rialzo sin dall’annuncio dell’avvio di colloqui tra Stati Uniti e Iran per un cessate il fuoco (8 aprile). La settimana si è aperta con la notizia che i primi negoziati di pace non hanno prodotto alcun consenso: nessuna delle due parti era disposta a modificare sufficientemente la propria posizione per raggiungere un accordo. In seguito, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero risposto al blocco iraniano dello Stretto di Hormuz con una misura analoga. Nonostante i rischi insiti in un conflitto prolungato, i mercati negli Stati Uniti e in Europa sono saliti nell’ultima settimana. I mercati più dipendenti dal petrolio mediorientale, come prevedibile, restano in calo, anche se in forte recupero dai minimi.

Come mostra il grafico sopra, i mercati statunitensi sono tornati positivi su base annua nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio seguito al fallimento dei negoziati. In effetti, i mercati hanno iniziato a salire già quando a fine marzo hanno cominciato a circolare voci sui colloqui di pace, mentre Trump minacciava di distruggere la civiltà iraniana. I prezzi del petrolio sembrano essersi disaccoppiati dal mercato azionario.

L’indice di volatilità (VIX) è tornato ai livelli pre-bellici, suggerendo che i mercati iniziano a scontare una risoluzione del conflitto o, almeno, l’assenza di un’escalation significativa. Anche al suo picco, il VIX è rimasto ben al di sotto dei livelli osservati ad aprile 2025 dopo l’annuncio iniziale dei dazi da parte di Trump.
Esistono diverse ragioni plausibili per cui i mercati considerano la situazione gestibile:
- I mercati guardano oltre i titoli del momento :Il fallimento di un singolo round di negoziati rappresenta solo un dato all’interno di una sequenza di eventi, e i mercati reagiscono alle variazioni nella distribuzione attesa degli esiti, non ai titoli isolati. Probabilmente le aspettative sui colloqui in Pakistan erano già basse, quindi il loro fallimento ha avuto un impatto limitato. Come disse Benjamin Graham:
“Nel breve periodo il mercato è una macchina per votare, nel lungo periodo è una bilancia.”
Stiamo osservando proprio questo: reazioni nel breve termine mentre i rischi di lungo restano invariati. - I dati macro restano solidi: Nonostante l’aumento recente del petrolio e dell’inflazione, i dati macroeconomici sono in linea con le aspettative precedenti. Un sondaggio Reuters tra economisti a fine 2025 indicava una crescita USA leggermente più rapida e un’inflazione persistente ma gestibile nel 2026, senza recessione nel caso base. Sebbene la guerra con l’Iran aumenti i rischi inflazionistici tramite l’energia, i dati attuali indicano ancora uno scenario di crescita moderata e inflazione moderata, che storicamente consente ai mercati di ignorare shock geopolitici temporanei.
- Gli utili non sono colpiti nel breve termine: I risultati del primo trimestre e le guidance sono rimasti in linea con le aspettative. Non emergono ancora preoccupazioni tra i trader. Anche con rendimenti reali più alti e multipli compressi, le azioni restano relativamente attraenti rispetto a obbligazioni e liquidità, se si presume che la crescita degli utili assorba parte dello shock. Inoltre, il rapporto P/E forward dell’S&P 500 sotto 20× rende le valutazioni più interessanti, soprattutto per i settori growth come la tecnologia. Le obbligazioni a lunga scadenza, invece, hanno sofferto per aspettative di tassi più alti più a lungo.
- Rotazione settoriale dai “war trades”: Il mercato sembra considerare il conflitto “contenibile”, favorendo una rotazione del capitale dai titoli legati alla difesa verso quelli orientati alla crescita. In particolare, i titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori hanno registrato forti rialzi nelle ultime sedute.
- La storia suggerisce uno shock temporaneo: Storicamente, i conflitti locali hanno avuto impatti di breve durata sui mercati. Questo schema—forti ribassi seguiti da robusti rendimenti nei 12 mesi successivi se i danni economici restano contenuti—spinge gli investitori di lungo periodo a comprare nei ribassi. Il mercato attuale sembra interpretato come un’opportunità di “buy the dip”.
Nel complesso, i mercati sembrano disposti a guardare oltre il conflitto attuale. Le strategie momentum continuano a performare bene, sia negli Stati Uniti che a livello globale. La guerra non è stata uno shock sufficiente per far abbandonare agli investitori l’approccio “buy the dip”.

Attualmente, i mercati non stanno prezzando in modo significativo i rischi estremi (“tail risk”). Si assume che, salvo un conflitto prolungato, gli effetti saranno gestibili. Tuttavia, ci sono alcuni fattori chiave da osservare:
- Escalation: L’Iran ha minacciato di colpire le infrastrutture petrolifere dei Paesi del Golfo. Un danno duraturo alla produzione potrebbe ridurre la crescita globale e aumentare l’inflazione, con effetti negativi su azioni e obbligazioni.
- Inflazione e tassi: Se le aspettative di inflazione aumentassero significativamente, la Federal Reserve potrebbe essere costretta ad alzare i tassi, con impatti negativi sui mercati.
- Delusioni sugli utili: Se i prezzi più elevati si trasferissero ai consumatori, si potrebbe assistere a un rallentamento della crescita. L’economia USA dipende fortemente dai consumi (circa il 70%).
- Stabilità finanziaria: Il governo USA ha richiesto al Congresso 200 miliardi di dollari aggiuntivi per la guerra e 1.500 miliardi per la spesa militare, senza un piano chiaro di finanziamento. Un aumento eccessivo del deficit potrebbe preoccupare gli investitori obbligazionari, già attenti ai livelli di debito federale.
CONCLUSIONI PER GLI INVESTITORI:
Il rischio estremo è uno degli aspetti più difficili da gestire. Un eccesso di ottimismo o pessimismo può portare a rendimenti inferiori o volatilità elevata. Ogni investitore dovrebbe valutare se il proprio portafoglio riflette adeguatamente i rischi attuali.
Con il mercato che si orienta verso un atteggiamento più “risk-on”, è naturale essere tentati di seguirlo. Questo può essere giustificato in assenza di segnali chiari di escalation significativa. L’amministrazione Trump sembra più orientata a trovare una via d’uscita dal conflitto senza perdere credibilità.
Tuttavia, chi vede il contesto attuale come un’opportunità di acquisto dovrebbe restare vigile a eventuali cambiamenti. Gli investitori più conservativi, o focalizzati sulla preservazione del capitale, potrebbero preferire attendere maggiore chiarezza prima di aumentare l’esposizione azionaria.
